Il caffè sospeso (in napoletano 'O cafè suspiso) è un'abitudine filantropica e solidale, nata secondo una antica tradizione sociale di Napoli, per cui gli avventori dei bar del capoluogo campano donano la consumazione di una tazzina di caffè espresso a beneficio di uno sconosciuto.

La tradizione

Quando un cliente ordina al bar un caffè e un caffè sospeso pur ricevendone uno solo ne paga due. In questo modo, quando una persona bisognosa entra in quello stesso bar chiedendo se c'è un caffè sospeso, riceve la consumazione di una tazzina di caffè come se gli fosse stata offerta dal primo cliente. 

 

Come nasce la tradizione?

L’usanza del “caffè sospeso”iniziò durante la Seconda Guerra Mondiale, quando, in tempi molto difficili, la gente era solita pagare due tazze di caffè: una per se stessa, ed una per chi non poteva permetterselo. 

A Napoli, nel quartiere Sanità, quando qualcuno entrava in un bar a prendere un caffè ed era particolarmente di buon umore perché aveva qualcosa da festeggiare oppure perché aveva iniziato bene la giornata, ne pagava due, lasciando un caffè pagato per il cliente successivo. L’iniziativa solidale era un modo per offrire un caffè a chi non poteva permetterselo. Di tanto in tanto un povero si affacciava al bar e chiedeva se c’era un “sospeso”, ricevendo in cambio il caffè e un sorriso.

Secondo alcuni questa tradizione, che appartiene al repertorio di gesti solidali in uso nella società napoletana, avrebbe origine dalle dispute che sorgevano al momento di pagare il caffè tra gruppi di amici o conoscenti, che si erano incontrati al bar: poteva accadere che, nell'incertezza tra chi aveva consumato e chi desiderava pagare per tutti, i conti non tornassero per “eccesso” e si finisse per pagare un caffè che non era stato consumato. Visto il cuore generoso del popolo napoletano, invece di chiedere indietro il credito, si lasciava un caffè pagato –il caffè sospeso, appunto- a beneficio degli avventori in difficoltà della giornata.

La tradizione del caffè sospeso si evolve e supera i confini di Napoli.

Nel corso del tempo la tradizione napoletana di donare la consumazione di una tazzina di caffè a beneficio di uno sconosciuto si è diffusa anche in altre città d’Italia e del resto del Mondo, soprattutto grazie alla Rete del Caffè Sospeso, nata nel 2010 per volere del celebre Caffè Gabrinus di Napoli.

La Rete del Caffè Sospeso raccoglie associazioni di mutuo soccorso, rassegne ed eventi dedicati al principio dello “zero sprechi”, nell’impegno ad utilizzare le risorse alimentari per venire incontro alle necessità di tutti.

Nel 2010, infatti, il  Caffè Gambrinus, in occasione dei festeggiamenti per i 150 anni di attività, ha voluto riprendere questo atto di gentilezza, in modo da riportare alla luce una delle tradizioni più importanti della cultura Partenopea. Lo scrittore e filosofo Luciano De Crescenzo, nel suo libro intitolato “Il caffè sospeso” scrive: “Quando qualcuno è felice a Napoli, paga due caffè: uno per se stesso, ed un altro per qualcuno altro. E’ come offrire un caffè al resto del mondo.”

Il 10 dicembre 2011 la "Rete del Caffè Sospeso" ha istituito la "Giornata del Caffè Sospeso" con l'appoggio di diverse associazioni culturali: nella giornata dedicata al caffe sospeso, ogni 10 dicembre, in molti bar che aderiscono all’iniziativa, si può regalare un caffè o un’intera colazione a chi ne ha bisogno.

L’idea ha valicato i confini dei bar e ci si adopera per promuovere e ampliare questa pratica solidale anche in altri ambiti: dal 2012 l'organizzazione Onlus “1 Caffè” cerca di riproporre questa tradizione a scopo benefico e su base volontaria.

Per quanto riguarda l’Italia, il caffè sospeso è diventata tradizione in molti bar in giro per le nostre città, da Roma fino a Milano, passando per le isole. Molti locali hanno anche ampliato la scelta, permettendo ai propri clienti di lasciare sospesa un'intera colazione, un tramezzino o un piatto della casa. In questo modo si lascia la possibilità a chi non può permettersi un pasto, di approfittare della generosità di chi è venuto prima.

Il rito del caffè sospeso ha avuto eco anche fuori dall'Europa, quando il food blogger Corby Kummer ha parlato di questa abitudine tutta italiana sulle pagine di The Atlantic, chiedendo alle catene come Starbucks di proporre anche ai propri avventori di lasciare un caffè sospeso.

Questa pratica è diventata una storia natalizia per il New York Times, che ha decantato questa tradizione senza dimenticare di sottolineare quanto sia celebre la bontà d’animo di noi italiani, capaci di donare senza pretendere nulla in cambio, neppure uno sguardo riconoscente.

 

 

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