La storia del caffè ha origini indefinite. La sua diffusione si fa risalire -tra i secoli XIV e XV- al mondo arabo, prima di raggiungere l’Europa. Il termine “caffè” per alcuni deriva dalla parola araba “qahwa” con cui si identificava una bevanda estratta da alcuni semi, con un effetto particolarmente eccitante e stimolante. Secondo altre supposizioni, il termine proviene da Caffia, regione dell’Etiopia sud-occidentale, rinomata per la coltivazione delle piante di caffè. Uno dei principali centri di smistamento e diffusione del caffè divenne Il Cairo, in Egitto, da dove mercanti e pellegrini lo esportarono in ogni direzione.

Sicuramente nel XV secolo la diffusione del caffè raggiunse il Medio Oriente e la Turchia, dove ad Istambul, nei luoghi d’incontro dell’epoca, veniva consumato il “qahvè”.

La pianta del caffè, in virtù delle sue proprietà, era considerata magica e proprio per questo all’inizio gli arabi ne proibirono il consumo alle donne e l’esportazione. Inizialmente utilizzata per rimanere svegli durante le preghiere notturne e per scopi curativi, divenne una bevanda conviviale molto apprezzata che non incontrò il favore della legge islamica né della Chiesa, tanto da meritare l’appellativo di “bevanda del diavolo”. 

Dopo il divieto di farne consumo nei luoghi pubblici, il caffè continuò ad essere una bevanda assai gradita e consumata in privato, nei salotti delle case.

Tracce successive della storia del caffè si rintracciano in Francia nel 1644, in Inghilterra nel 1652, negli Stati Uniti intorno al 1670, in Germania nel 1679.

In Italia il caffè arriva nel 1570, portato a Venezia da Prospero Alpino. Da bevanda costosa, venduta in farmacia per i ceti più abbienti, divenne in poco tempo quella bevanda di successo, consumata grazie alla nascita delle “botteghe del caffè”, che richiama l’occasione di incontro per condividere il suo gusto unico.